Un viaggio alla scoperta del Santo Sepolcro e delle sue stratificazioni storiche, attraverso gli scavi archeologici condotti dalla Sapienza di Roma. Al centro dell’incontro, la straordinaria ricerca coordinata dalla prof.ssa Francesca Romana Stasolla, che sta portando alla luce nuove testimonianze sulla storia del luogo più sacro della cristianità.
Martedì 21, a Latina, presso il Polo Pontino dell’Università La Sapienza, con il coordinamento del professor Giuseppe Bonifazi, prorettore dell’Ateneo, il R.C. Latina, con il patrocinio di altri Rotary Club, tra cui R.C. Pomezia-Lavinium, R.C. Aprilia-Cisterna, R.C. Formia-Gaeta e R.C. Terracina-Fondi, ha organizzato un incontro dal titolo “Scavare Gerusalemme: archeologi del Santo Sepolcro”.
Relatrice d’eccezione è stata la prof.ssa Francesca Romana Stasolla, ordinaria di Archeologia cristiana e medievale e direttrice del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza, autrice di circa 200 pubblicazioni scientifiche e recentemente nominata membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
Al centro dell’incontro, il Santo Sepolcro di Gerusalemme e l’importante progetto archeologico attualmente in corso.
La necessità di un intervento in questo luogo sacro nasce da un urgente lavoro di conservazione avviato nel 2016, quando gli ingegneri rilevarono allarmanti segni di degrado strutturale sia nell’Edicola, la Tomba di Cristo, sia nella chiesa nel suo complesso, compresi i pavimenti, i sistemi idraulici e quelli di ventilazione.
L’urgenza era dunque sia spirituale sia strutturale.
Si trattò di un evento storico: per la prima volta dopo oltre 500 anni, venne scoperta la lastra sepolcrale originale della Tomba di Cristo. Questo momento riaccese l’interesse globale per il sito e pose le basi per la più ampia campagna archeologica avviata successivamente.
Dal 2022 è infatti in corso un progetto archeologico coordinato dalla prof.ssa Stasolla, con un team impegnato nel restauro del pavimento della Chiesa del Santo Sepolcro.
Gli scavi raggiungono una profondità compresa tra 3 e 6 metri.
Si tratta di un progetto di valore scientifico e storico inestimabile, condotto con la collaborazione delle tre comunità cristiane custodi della basilica (francescani, greco-ortodossi e armeni) e con l’autorizzazione dell’Autorità israeliana per le Antichità.
Nel corso degli studi sono emerse tracce di un antico giardino e numerosi reperti che contribuiscono a ricostruire le trasformazioni dell’area nel tempo: da cava attiva, nell’Età del Ferro, utilizzata per l’estrazione del calcare, a zona agricola con ulivi e viti, fino a luogo di sepoltura. Elementi che si intrecciano con la tradizione evangelica.
Nel Vangelo di Giovanni si legge: “Nel luogo dove fu crocifisso, c’era un giardino” (Giovanni 19:41).
Le indagini hanno inoltre rivelato strutture di epoca romana, confermato la prima monumentalizzazione costantiniana della tomba, voluta dall’imperatore Costantino, e identificato i resti di un antico giardino, offrendo nuove testimonianze sulla storia del sito e sulle sue trasformazioni da cava ad area agricola e, infine, a luogo di culto.
Gli storici ricordano infatti che nel 326 d.C. l’imperatore Costantino ordinò la costruzione della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme per proteggere il luogo della tomba di Gesù.
Prima di Costantino, l’imperatore Adriano, durante il suo regno (117-138 d.C.), aveva tentato di cancellare la memoria cristiana del luogo, sovrapponendovi templi pagani.
In seguito, l’imperatore Costantino, su sollecitazione della madre Sant’Elena, restaurò la geografia sacra, ordinò la demolizione dei santuari preesistenti fatti costruire da Adriano, identificò il Golgota (Calvario) e la tomba “vuota”, dando origine a un complesso monumentale di forma rotonda. Siamo intorno al 326 d.C. e la costruzione durò quasi un decennio.
I lavori in corso, che si concentrano sulla pavimentazione e sulle aree circostanti l’Edicola della Resurrezione, stanno contribuendo a una nuova e più approfondita comprensione della storia del sito.
I lavori dovrebbero terminare entro la fine dell’anno.
La prof.ssa Stasolla ha sottolineato come l’impegno profuso dal team in questo progetto sia davvero straordinario, soprattutto perché gli scavi vengono programmati in modo da non interferire con le numerose manifestazioni di culto che si svolgono quotidianamente, per circa 20 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno.
Per consentire il regolare svolgimento del culto e dei continui pellegrinaggi, il restauro è stato suddiviso in 11 zone all’interno della basilica. Gli scavi procedono a turni 24 ore su 24, con pause durante i principali eventi liturgici, come la Settimana Santa e la Pasqua.
La ricercatrice Federica Vocatello, anch’essa relatrice durante l’incontro, ha illustrato l’attività di documentazione dei lavori. Il team sta registrando tutte le attività, anche attraverso sistemi di timelapse, e inviando le informazioni in cloud, dove i colleghi di Roma le elaborano.
Un modo per snellire le procedure, ridurre la documentazione cartacea e ottimizzare le risorse.
Al termine del progetto sarà disponibile un’ampia documentazione scientifica, che confluirà in diverse pubblicazioni, insieme a un’importante collezione di reperti che, secondo le norme vigenti, appartengono all’Autorità israeliana che ha rilasciato l’autorizzazione agli scavi.
Questi reperti potrebbero in futuro essere oggetto di un museo itinerante e, magari, essere destinati alla realizzazione di un museo permanente da allestire proprio nei pressi del Santo Sepolcro.