Una serata conviviale diventa l’occasione per conoscere la straordinaria storia di Stefano Pellegrini, militare, ultraciclista e protagonista di imprese estreme in tutto il mondo. Dalla battaglia personale contro una grave malattia alle sfide sportive trasformate in occasioni di solidarietà, un incontro che racconta resilienza, coraggio e impegno per gli altri.
20 giugno 2026. Prendo parte a una conviviale organizzata dal Cav. Tonino Boccadamo: amico, filantropo, rotariano, fondatore del Rotary Club Anagni Terra dei Papi e presidente uscente del Club, nonché socio onorario del Rotary Club Pomezia-Lavinium.
Quasi per caso, condivido il tavolo con un altro ospite, amico di Boccadamo: un giovane sportivo dallo sguardo intenso e dalla personalità magnetica. Bastano pochi istanti perché la conversazione prenda forma. È Stefano Pellegrini.
Ma chi è Stefano Pellegrini?
Omonimo di due grandi protagonisti del calcio italiano – l’attaccante della Roma Stefano Pellegrini (1953-2018) e l’altro Stefano Pellegrini, classe 1967, anche lui con un passato nella Roma – il nostro Stefano, classe 1984, originario di San Giovanni Incarico, in provincia di Frosinone, è un militare, Appuntato Scelto dell’Arma dei Carabinieri, appartenente al CISAM (Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari), in servizio a San Piero a Grado, Pisa.
Nel corso della sua carriera ha preso parte a missioni internazionali, prima come motorista e incursore anfibio nel Reggimento San Marco, poi come esploratore nel 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”.
Poi, come spesso accade nelle storie destinate a lasciare un segno, il destino cambia improvvisamente direzione e rivela una verità inattesa: talvolta siamo chiamati a diventare ciò che non avremmo mai immaginato.
Stefano scopre di avere un tumore raro, degenerativo e incurabile: uno di quelli che sembrano non concedere scampo. Ma invece di cedere alla paura, sceglie di reagire.
Non avendo più nulla da perdere, si rimette in gioco e, da militare abituato alla prima linea, ingaggia la battaglia più difficile: quella per la propria vita. Comincia così a pedalare.
Non una semplice uscita domenicale in bicicletta, ma una sfida estrema. Nel 2021 affronta in solitaria il giro dell’Islanda, pedalando per 15 ore al giorno, a 5 °C e, per 13 giorni su 15, sotto una pioggia incessante.
Percorre 1.500 km in modalità self-supported, ovvero in completa autosufficienza, senza alcun mezzo di supporto al seguito.
Il Giro dell’Islanda è un’impresa di bikepacking e resistenza estrema: una traversata da affrontare con una bicicletta equipaggiata con borse da viaggio, per un carico complessivo che può arrivare a 60 kg tra acqua e cibo, indispensabili nelle zone più isolate dell’isola.
Al termine di quella prova durissima, Stefano perde 20 kg.
Ma accade qualcosa di inatteso: i medici osservano che il suo tumore comincia ad arretrare.
Pur senza riuscire a spiegare pienamente ciò che stava accadendo, i medici lo incoraggiano a proseguire su quella strada. È l’inizio di una nuova vita.
Ed è anche l’inizio di una nuova avventura.
Stefano Pellegrini diventa così uno dei protagonisti dell’ultraciclismo internazionale: un atleta italiano conosciuto per le sue imprese di endurance estremo e per il legame profondo che unisce ogni sua sfida sportiva a un progetto di solidarietà.
Le grandi imprese
2022 – TRAVERSATA DELL’EUROPA – NorthCape 4000
Stefano attraversa l’Europa, partendo da Rovereto fino a Capo Nord, per 17 giorni e circa 4.000 km.
2023 – TRAVERSATA DEGLI STATI UNITI – Trans Am Bike Race
Un’odissea Coast to Coast attraverso gli Stati Uniti, dall’Oceano Pacifico all’Atlantico. Stefano percorre 6.728 km e supera 58.000 metri di dislivello in poco più di 39 giorni, 7 ore e 18 minuti. Durante la gara affronta temperature record fino a 54 °C e persino un tornado in Colorado.
2024 – MAGGIO – GIRO D’ITALIA – Race Across Italy Unlimited
Una gara estrema attraverso l’Italia, lunga 2.140 km e con 20.000 metri di dislivello. Stefano la completa in 6 giorni e 20 ore, portandola a termine nonostante condizioni meteorologiche proibitive.
2024 – GIUGNO – DAL CIRCOLO POLARE ARTICO AL SUD DELLA SPAGNA – North Cape Tarifa
Un’altra impresa memorabile, tra le avventure di bikepacking più celebri d’Europa. Un percorso di 7.450 km e 80.000 metri di dislivello che, in 38 giorni, conduce i ciclisti dal sole di mezzanotte del Nord Europa, oltre il Circolo Polare Artico, fino al caldo torrido dell’estremo Sud della Spagna, allo Stretto di Gibilterra, là dove all’orizzonte si intravedono le coste del Marocco.
2025 – WORLD ULTRACYCLING ASSOCIATION (WUCA) – Roma-Edimburgo
Nell’estate del 2025 Stefano entra nella storia stabilendo il Guinness World Record sul tragitto Roma-Edimburgo. In solitaria percorre circa 2.525 km, superando oltre 20.000 metri di dislivello positivo, in 9 giorni.
2026 – GIRO D’ITALIA – Race Across Italy Unlimited
Anche quest’anno Stefano ha ripetuto lo stesso percorso del 2024: Silvi Marina – Firenze – Bocche di Bonifacio – Aiaccio – Bastia – Santa Teresa di Gallura – Oristano – Cagliari – Olbia – Civitavecchia, per poi ritornare a Silvi Marina.
Oltre 2.000 km e 20.000 metri di dislivello, percorsi in 7 giorni, aggiudicandosi il 1° posto.
Questa sfida sportiva aveva anche una nobile finalità: la raccolta fondi a favore di End Polio Now, storico programma globale del Rotary International per l’eradicazione della poliomielite.
Le prossime sfide
PROSSIMA AVVENTURA: WATERBIKE/HYDROFOIL – Manta 5
Le biciclette acquatiche, o waterbike hydrofoil, sono ancora poco diffuse e rappresentano una frontiera sportiva quasi inesplorata.
La prossima sfida nell’agenda di Stefano è l’attraversata da Livorno alla Corsica, per oltre 250 km in mare aperto, pedalando su una bici hydrofoil Manta 5, a propulsione elettrica ma che, per non affondare, necessita di essere alimentata costantemente dalla pedalata.
Una nuova impresa che potrebbe portare ancora una volta il nome di Stefano Pellegrini tra le pagine del Guinness World Records.
A ottobre Stefano andrà in Malesia, dove tenterà l’attraversata dall’estremo sud all’estremo nord, in una gara denominata Peninsular Divide. Aveva già partecipato nel 2025.
A gennaio 2027 Stefano tenterà di conquistare il record del mondo dell’attraversata dell’Egitto.
A marzo 2027, in Australia, parteciperà alla Indian Pacific Wheel Race (IPWR), un percorso coast-to-coast lungo 5.500 km.
Il 25 luglio 2027 ha inoltre in programma una gara lunga tutta l’Italia.
Lo sport come strumento di solidarietà
Oltre a essere un atleta di livello mondiale, Stefano è associato alla World Ultra Cycling Association (WUCA) ed è fondatore dell’Associazione A.S.D. Adventure Extreme, il cui rappresentante legale e presidente è Lia Farina, mamma di Stefano.
Attraverso questa realtà promuove eventi sportivi come la Extreme 24H, interpretando lo sport e l’ultraciclismo come strumenti di rinascita interiore, resilienza e valorizzazione del territorio.
Organizzatore dell’Extreme 24H 2026 è Stefano Pellegrini insieme alla madre Lia Farina. Quest’anno è in palio una Coppa d’Oro destinata al miglior ciclista che parteciperà a questa competizione estrema.
Da quanto ho avuto modo di scoprire durante questa cena conviviale, mi sono convinto di aver incontrato una persona fuori dall’ordinario: un uomo che sembra sfidare le leggi della natura per superare sé stesso, forte della disciplina del guerriero e della fierezza della sua formazione militare.
Ma Stefano è anche molto di più.
Proprio a partire dalla sua esperienza personale, ha trasformato la fatica in solidarietà, destinando i proventi delle sue avventure sportive estreme a programmi di prevenzione, come End Polio Now, a raccolte fondi per centri di cura, tra cui l’Unità di Chirurgia del Pancreas dell’Ospedale Policlinico G.B. Rossi di Verona, e a iniziative fotografiche a sostegno dei bambini ricoverati presso l’ospedale pediatrico di Firenze.
Ogni colpo di pedale di Stefano Pellegrini racconta una vocazione umanitaria profonda. La fatica diventa testimonianza, la sfida si trasforma in raccolta fondi, l’impresa sportiva si fa messaggio di speranza.
In questa prospettiva, il rapporto con Tonino Boccadamo – anch’egli grande filantropo, portatore di una storia personale straordinaria e toccante – appare come un incontro naturale: due percorsi diversi, uniti dalla stessa volontà di fare del bene.
E il cancro di Stefano?
Per ora è messo all’angolo, anche se non ancora K.O.
Lui segue uno stile di vita rigoroso, affiancato da professionisti della nutrizione, e racconta di non assumere farmaci. Le sue “medicine” sono il sole e un’alimentazione sana, come ricordava già Ippocrate nel lontano V-IV secolo a.C.
Ma un cancro incurabile e potenzialmente letale può davvero essere sconfitto praticando uno sport estremo, come nel caso di Stefano Pellegrini?
Fermo restando che uno stile di vita equilibrato e un’alimentazione sana rappresentano condizioni importanti per ridurre il rischio di sviluppare alcune forme di cancro, il discorso cambia radicalmente quando un tumore si è già manifestato, cioè quando l’equilibrio tra attacco – la cellula tumorale – e difesa – il sistema immunitario – risulta alterato.
Secondo la letteratura scientifica, le guarigioni spontanee da tumori considerati incurabili sono eventi reali, ma estremamente rari in medicina.
Dal punto di vista scientifico, la forza di volontà e lo sport non possono essere considerati, da soli, una cura per un tumore incurabile. Possono tuttavia avere effetti importanti sul benessere fisico e psicologico e, più in generale, sull'organismo.
Un tumore che si arresta o addirittura regredisce senza una terapia oncologica efficace – fenomeno noto come regressione spontanea – è un evento raro, ma documentato.
Naturalmente, non si può in alcun modo suggerire a un paziente oncologico di rinunciare a trattamenti specifici e validati: sarebbe scorretto e potenzialmente molto pericoloso.
Nei casi di regressione spontanea, tuttavia, quali possono essere i meccanismi biologici in grado di spiegare questo fenomeno?
- Il potenziamento della risposta immunitaria: il sistema immunitario, talvolta innescato da un’infezione concomitante o da un cambiamento dei segnali cellulari, può arrivare a riconoscere le cellule tumorali e a distruggerle.
- La privazione di nutrimento, o anti-angiogenesi: il tumore può perdere la capacità di creare nuovi vasi sanguigni, andando incontro a necrosi o apoptosi, cioè a morte cellulare.
- La modifica del microambiente tumorale: in alcuni casi, le cellule tumorali possono essere influenzate dal tessuto circostante, fino a vedere rallentata o bloccata la loro replicazione.
La pratica di uno sport estremo, come nel caso di Stefano Pellegrini, in cui si può arrivare a pedalare anche per 48 ore senza sosta, spesso senza dormire e con un’alimentazione ridotta al minimo, sottopone l’organismo a pressioni fisiche e metaboliche fuori dall’ordinario.
Non è però possibile stabilire, sulla base di questa sola esperienza, un rapporto di causa-effetto tra l’attività sportiva e la regressione del tumore. Quello di Stefano rimane un percorso personale straordinario, che merita di essere raccontato senza trasformarlo in una conclusione scientifica generalizzabile.
Intanto rivolgo a Stefano il mio più sincero in bocca al lupo per tutto, insieme a un grazie per la sua attività filantropica e, soprattutto, per il messaggio di positività e speranza che desidera far arrivare a chi, come lui, si è sentito dire che non ci sono più speranze.
Giuseppe Giannini